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Gli Itinerari dell' AMP Isole Ciclopi

“Faro di Capo Mulini”

Sotto l’imponente Faro di segnalazione che domina il paese di Capo Molini è possibile effettuare una delle più interessanti immersioni nella zona compresa tra l’Area Marina Protetta “Isole Ciclopi” e la riserva naturale della “Timpa”. L’immersione può essere effettuata solamente con imbarcazione. A 30 metri ca. dalla costa si erge una piattaforma basaltica che si interrompe bruscamente con una ripida franata lungo la quale è possibile ammirare una grande varietà di organismi sessili e numerose specie di pesci di scogliera. In estate inoltrata ed in autunno è possibile l’incontro con i grandi pelagici.L’immersione si può effettuare anche in corrente per i subacquei più esperti. E’ un percorso medio-impegnativo. La profondità va da 15 a 40 m. La visibilità è ottima e la corrente media.

Percorso archeologico

Immergendosi nei fondali di Capo Molini é possibile ripercorrere più di 2000 anni di storia, testimoniati dalla presenza di reperti di ogni genere. Il Percorso delle Ancore, itinerario archeologico ufficiale dell’A.M.P., permette di ammirare otto ancore antiche appartenenti a vari periodi storici (dal I sec. a.C. alle ancore ammiragliato).
Per la visita occorre essere guidati dal personale della riserva.E’ un percorso facile. La profondità va da 10 a 23 m. La visibilità è ottima, la corrente leggera.

“I Panettoni”

A circa 150 metri dalla spiaggetta di Acitrezza, su un fondale sabbioso di 20 metri circa, si elevano tre formazioni basaltiche tondeggianti, note localmente come “panettoni”. è possibile effettuare l’immersione sia da terra che dall’imbarcazione. Un favorevole gioco di correnti garantisce un’elevata visibilità. Fra gli abituali frequentatori di questi grandi scogli le grosse murene che abitano le profonde spaccature che solcano la roccia. Gialle colonie arborescenti di eunicelle contornano con i loro rami i basalti sommersi. Scrutando con attenzione è possibile scorgere le lunghe antenne delle aragoste che fuoriescono dai piccoli anfratti in cui trovano rifugio. Le pareti più profonde dei panettoni sono letteralmente ricoperte di spugne e spirografi.E’ un percorso facile. La profondità va da 14 a 24 m. La visibilità è ottima, la corrente leggera.

“Faraglione Piccolo”

Più a sud del Faraglione di Mezzo, il Faraglione Piccolo insieme a numerosi massi lavici dà origine ad una serie di piccole secche, anfratti e spaccature con una elevata concentrazione di fauna tutta da scoprire. Le caratteristiche del fondale si prestano all’esplorazione notturna partendo dalla costa in tutta sicurezza. è molto facile incontrare la cicala di mare vera esperta nel mimetismo e con un po’ di fortuna la più grande attinia del Mediterraneo (Alicia mirabilis), di giorno quasi invisibile, di notte con i lunghissimi tentacoli protesi in cerca di cibo.Percorso facile. Profondità da 11 a 21 m. Visibilità ottima, corrente leggera.

Il Castello”

Al di sotto della maestosa rupe di Acicastello dalla quale si erge l’imponente castello normanno si trova il percorso denominato Il Castello. Non appena immersi si è subito rapiti dalla straordinaria varietà del fondale, costituito da un’estesa franata di grossi massi basaltici che termina su un fondale sabbioso, ricco di anfratti e piccoli canyon, rifugi di corvine, cernie, scorfani. Proseguendo sul fondale sabbioso si possono fare incontri straordinari con razze, torpedini, rane pescatrici ma la vera attrazione è data dai numerosi e timidi pesci pettine Xyrichthys novacula che con un elegante “guizzo” si nascondono sotto la sabbia.E’ un percorso facile. La profondità va da 18 a 22 m. La visibilità è ottima, la corrente leggera.

Casa del Principe”

Alle porte di Acicastello, sotto l’antica dimora di un Principe, si trova un interessante punto di immersione. Il fondale è costituito da un’estesa franata di grossi ciottoli che termina su un fondale sabbioso. La tipologia del fondale è ideale per le tane del pesce bianco e delle specie stanziali in genere. Corvine, saraghi, grossi polpi, murene e cernie vivono abitualmente in questa zona. Nel periodo estivo si incontrano grossi banchi di mormore e di enormi salpe. Il punto di immersione è raggiungibile solo con un'imbarcazione.E' un percorso facile. La profondità va da 10 a 34 m. La visibilità è ottima, la corrente leggera.

“Punta Aguzza”

al limite Sud dell'Area Marina Protetta, la scogliera si protende sul mare con la Punta Auguzza che, con una porzione sommersa ricca di spaccature e guglie, forma, nella parte più profonda, un complesso di secche di rara bellezza. Qui i resti di vecchie reti da pesca creano un incantevole paesaggio subacqueo, fonte di ispirazione per gli amanti della fotografia e del video sub. Durante i mesi estivi i subacquei più esperti possono effettuare delle entusiasmanti immersioni in corrente godendo del susseguirsi del variopinto paesaggio mediterraneo. è certamente un’immersione unica che regala forti emozioni, ma necessita dell’appoggio di un’imbarcazione e di guide esperte della zona.E' un percorso medio-impegnativo. La profondità va da 14 a 40 m. La visibilità è ottima e la corrente media.

"Relitto Motonave Terni"

Il "Terni" era una nave mercantile utilizzata dalla Regia Marina durante la Seconda Guerra Mondiale per il trasporto di materiali e viveri dal porto di Napoli verso la Sicilia orientale. La nave in precedenza portava il nome "Azrou" ed apparteneva alla "Compagnie de Navigation Paquet" di Marsiglia. L’armatore francese utilizzava l'Azrou sulla rotta Marsiglia - Libia - Marocco come nave mista, passeggeri e merci.

La sera del 16 giugno 1943, mentre era in navigazione verso il porto di Siracusa proveniente da Napoli per portare rifornimenti ai militari di stanza in Sicilia, al largo di Capo Mulini, Il Terni venne colpito sulla murata di sinistra e affondato da un siluro lanciato dal sommergibile inglese "HMS Unison".
Il Comandante, nel disperato tentativo di salvare la nave, diresse la prua verso costa e fece appena in tempo a dare fondo alle ancore e mettere in salvo l’equipaggio, prima che la nave si inabissasse.

Il “Terni” giace rovesciato su un fondale sabbioso e l’immersione si svolge tra i 30 e i 42 metri.

Ancorata la barca su un fondale di circa 6 metri, si scende sulla catena e si pinneggia pochi metri fino a raggiungere, intorno ai 9 metri, una parete che scende quasi verticale fino ai resti del relitto. I primi elementi ad essere scorti già durante la discesa sono la grossa elica ed il timone, suggestivamente rivolti verso l’alto. Giunti quasi sul fondo si percorre la murata colpita ed è possibile entrare per un breve tratto nel relitto, proprio dallo squarcio provocato dal siluro.

E’ un’immersione affascinante dal punto di vista storico e naturalistico e la profondità operativa la rende di media difficoltà media

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